L'imprenditore ed ex editore dell'Avanti ha spiegato al gip del Tribunale di Roma di averlo ha fatto per il bene di Ranucci, «per tutelare la sua incolumità, che era oggetto di minacce e tentativi di aggressione». Questo perché, stando sempre a quanto riferito da Lavitola ai magistrati, «gli attentatori che minacciavano il giornalista erano pericolosissimi». «Lo ha fatto non per un movente politico - ha precisato Sergio Cola, il legale di Lavitola - anche se di fatto l'attentato, non per volontà del mio assistito, ha aumentato la popolarità di Ranucci. Il suo comportamento è apprezzabile perché il quadro probatorio secondo me non era così granitico, quindi si poteva giocare tutto. Il legale ha spiegato inoltre che, alla luce di questa confessione, sia possibile ottenere gli arresti domiciliari.