"Sono qui oggi perché sento il dovere di chiedere scusa", comincia la missiva di Cappellari, che è indagato per incendio, calunnia e simulazione di reato. "Molti - ha riconosciuto, ricordando la grande ondata di solidarietà che ha coinvolto, oltre alla premier e al sacerdote, anche una grossa fetta di società civile - mi hanno creduto, mi hanno difeso e hanno sofferto insieme a me. Affronterò il percorso che mi attende con senso di responsabilità, accettando le decisioni che verranno assunte. So che dovrò pagare per gli errori che ho commesso ed è giusto che sia così". Anche con l'aiuto dello stesso don Patriciello, che il 4 giugno era salito a Bassano del Grappa per abbracciarlo ed esprimergli sostegno.