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Scatole cinesi e l’ombra di fondi russi, maxi-sequestro a due imprenditori
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Il Mattino Web
Un buco nero a sei zeri, un impero di società “schermo”, ma anche crediti d’imposta, scatole cinesi tra Napoli e la Spagna e l’ombra dei fondi di un oligarca russo congelati dalle sanzioni.
Sullo sfondo, il più classico dei giochi di prestigio aziendali: svuotare la società madre sommersa dai debiti con l’Erario, portarla al crac e trasferire dipendenti, clienti e attrezzature in una nuova azienda pulita.
È questo l’articolato sistema illecito scoperto dai militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Napoli, autori dell’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Alessandro Milita e dal sostituto Valentina Maisto, che ieri è culminata nell’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo per 7,8 milioni di euro tra conti correnti, compendi aziendali e quote societarie.
Le accuse contestate spaziano dalla bancarotta fraudolenta e patrimoniale alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, fino all’emissione di fatture false, false comunicazioni sociali e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.
Attraverso bilanci artefatti nel 2023, infarciti di crediti svalutati per 3 milioni di euro e costi fittizi, la società aveva ottenuto prestiti dal Fondo Pmi provocando un danno erariale stimato dagli inquirenti in 2,2 milioni di euro.