Più chiaro di così non si può: non si tratta di aiuti, ma di provocazione e di servire Hamas». Gran parte di questi beni, ricordano fonti locali, finisce però nelle mani di Hamas, che li devia per alimentare la propria economia di guerra. La Flotilla, al contrario, sembra concepita per ottenere un impatto mediatico, costringere Israele a una reazione e trasformare lo scontro navale in un simbolo della presunta “resistenza” palestinese. In fondo, la Flotilla non è che l’ennesima recita in costume: navi vecchie travestite da arca umanitaria, attivisti trasformati in eroi da copertina, slogan gridati come se bastassero a cambiare la realtà. E la domanda finale è amara: davvero servivano barche sgangherate per convincerci che la propaganda sa travestirsi meglio di qualunque missione umanitaria?