Per la decisione su Stasi, che è stato condannato nei gradi successivi a 16 anni, il giudice ha rivelato di essersi confrontato all'epoca "con poche persone che seppero ascoltarmi e che non avevano interessi: mia madre e pochi fidati amici. Consigliarono umiltà e prudenza nel giudizio, le due virtù che il presidente Mattarella ha invitato a coltivare, pochi giorni fa, in un suo bellissimo discorso ai giovani magistrati". "Nel mio processo - ha proseguito Vitelli - feci fare delle perizie: ebbene l’acqua, per usare una metafora, rimase limacciosa e non vidi il fondale. Assolsi Stasi non provando rabbia per una sconfitta investigativa". Il giudice ha rivelato che "Garlasco per me è rimasto il paradigma del ragionevole dubbio, lo dissi prima della riapertura del caso e ne sono ancora più convinto.