La seconda aggravante del ragionamento di Monti sta nella conoscenza che gli si deve attribuire, per essere stato capo del governo italiano, di un problema come quello del rapporto fra la politica e la giustizia in Italia. Un rapporto che la riforma costituzionale sulla magistratura sottoposta a referendum cerca di migliorare, restituendolo un po’ alle origini costituenti, che non erano di privilegio per la magistratura ma, al contrario, per la politica grazie anche al meccanismo dell’immunità parlamentare modificato nella stagione delle cosiddette “mani pulite”. «Meglio allora, concluderei, non metterle in mano -ha scritto Monti della Meloni- strumenti che potrebbero agevolare la messa in pratica dell’autoritarismo». Già questa immagine apocalittica mi sembra poco consona, ripeto, ad una personalità istituzionale, politica, come quella di Monti. Diciamo pure che non ce la doveva fare.