Il problema è che, al momento, non disponiamo di un pensiero e di un sistema di pensiero che siano in grado di cogliere la dimensione sistemica e relazionale dei fenomeni, pur avendo molto affinato i nostri strumenti di rilevazione e di elaborazione dei dati. Oscilliamo tra nuove utopie e distopie e dobbiamo essere consapevoli che il futuro – come egli afferma – è di chi riuscirà a ricomporre la frattura tra l’umano e il tecnologico, di chi riuscirà a ridefinire e ripensare la relazione complessa tra naturale e artificiale; di chi saprà coniugare (non separare) conoscenze e competenze; di chi saprà coniugare, di più, fondere l’umanistico e con lo scientifico, sia a livello di educazione e formazione, che di definizione di profili e competenze professionali.