L'ho intuito anni fa, scrivendo "Preferirei di no", edito da Einaudi, un libro sui dodici professori, su 1200, che sotto il fascismo ebbero il coraggio di non giurare fedeltà a Mussolini. In quell'occasione incappai in una frase di Benedetto Croce che, rispetto ai moltissimi che subirono quel brutale ricatto, inalberava, lui ricchissimo possidente, "il triste orgoglio di essere libero in un paese di schiavi". Ecco: pur rispettando il coraggioso (seppur un pochino tardivo) antifascismo di Croce mi parve di leggervi, in filigrana, altro: "il triste orgoglio di essere ricco in un paese di poveri".