Andrew Cuomo gioca l’esperienza, Zohran Mamdani l’idealismo, e Curtis Sliwa, il più imprevedibile dei tre, gioca sé stesso. È il paradosso di un uomo che si proclama nemico dei potenti ma rischia di consegnare la città proprio a chi vuole combattere. Ma lui resiste, proclamando che “non saranno i miliardari a scegliere il sindaco, ma il popolo”. È un gesto di orgoglio, forse anche di vanità, che rischia di pesare più di qualsiasi programma politico. Parla di trasporti, di alloggi popolari, di una New York “più equa”, ma dietro il tono mite si nasconde una visione ideologica profonda.