È abbastanza noto, infatti, che ad ogni lingua dominante nella storia sono state attribuite delle qualità che dovrebbero descriverne i vantaggi, e invece servono a giustificarne la posizione egemone, acquisita in tutt’altro modo: dell’inglese si dice di solito che è “flessibile”, “sintetico”, “pratico”, “facile” o “chiaro”, come se il suo ruolo attuale di lingua degli scambi commerciali fosse frutto di un referendum in cui è stato preferito al lituano o al quechua per le sue qualità immanenti e per la sua bellezza, anziché per il fatto di avere alle spalle un arcipelago di Stati fra i più ricchi e potenti del mondo.