Il memoir è il genere centrale nella vita pubblica di JD Vance, vicepresidente e storyteller di se stesso che nella prima ondata trumpiana è emerso dall’anonimato con un bestseller sulla sua dolente saga familiare tra fentanyl e fucili nella disperazione appalachiana e ora, da vicepresidente che ha nel mirino la Casa Bianca nel 2028, propone un nuovo capitolo, che racconta qualcosa della sua vita interiore. L’insistenza memorialistica fa di lui un incorreggibile millennial che oppone la sua dirompente storia personale alle regole del vecchio mondo dei boomer, anche se evidentemente il sequel è parte di una più chiara opera di costruzione della sua campagna elettorale.