Hall non è un nome nuovo per chi conosce le pieghe più nascoste della musica underground. Ma più di ogni etichetta, è un tentativo di catturare l’essenza di ciò che Hall chiama “deep play”, ovvero l’idea dell’imparare divertendosi. La voce di Hall è strana, disarmante, ma con una sensualità che è tutta sua. Un viaggio che non vuole finire, dove Hall canta di amori che si sovrappongono, di sentimenti che non trovano un nome. È musica che balla sul confine tra il sublime e il ridicolosamente orecchiabile, tra la profondità emotiva e il divertimento più spensierato.