Il metal estremo, nella sua accezione più forbita e sperimentale, quest’anno parla portoghese, con forte accento brasiliano. “Caminhos De Agua” rappresenta per Lemos un ulteriore passo verso la natura e la storia locali e un distacco ancora maggiore dai canoni metal di inizio carriera. Si potrebbe parlare, infatti, di un disco di avant-folk brasiliano, che conserva però tratti genetici metal in voci graffiate, disperazione latente e accelerazioni brutali. “Caminhos De Agua” si divide in sette movimenti, scorre però come un unico reticolo fluviale che interconnette la memoria e i luoghi brasiliani. Sarebbe un peccato, perché quello che si perderebbero è uno dei dischi dell’anno e l’ennesimo capitolo di una carriera che non conosce cedimenti.