Scrivo col capo cosparso di cenere, poiché so di non sapere e specialmente di non capirne di musica. Grazie, Francesco (l’ho scoperto quando sei morto che eri soprannominato “Maestrone”: perciò preferisco chiamarti come lo faceva Claudio Chieffo, nel titolo di quella bella canzone in cui prova a rispondere ai tuoi interrogativi sulla sentinella, la notte, eccetera). Che lavoro che fate, voi artisti: grazie. Ma poi se ne è uscito mio padre con un’idea ancora migliore. Chissà se l’hai sognata, chissà se invece l’hai proprio vista, a Nazaré o dintorni; chissà se invece eri proprio tu, o la tua anima, quella bambina.