Il rischio è che la complessità venga sostituita da una logica binaria nella quale ogni posizione intermedia viene considerata sospetta. Un giovane europeo può considerare la condizione di un bambino palestinese, di una famiglia ucraina, di una popolazione africana colpita dalla guerra o di una comunità vittima di una catastrofe umanitaria come parte integrante della propria responsabilità politica. Non è sufficiente dichiararsi contro la guerra se non si è capaci di interrogarsi sulle sue cause e sui meccanismi economici e geopolitici che la alimentano. Non è sufficiente invocare la pace se non si mettono in discussione le politiche di riarmo e la proliferazione delle armi. Il compito della politica democratica non dovrebbe essere quello di neutralizzare queste domande morali, né quello di trasformarle in semplici strumenti di propaganda.