Per non parlare della piccola e quotidiana sofferenza che ci circonda: le donne maltrattate, le malattie, la vecchiaia abbandonata, l’infanzia abusata. Come parlare di gioia, di speranza, di impegno per il Regno di Dio in un contesto come il nostro? Ma non illudiamoci: queste azioni apparentemente insignificanti richiedono di non aver paura di perdere il senso della propria importanza. Dobbiamo accettare di rinunciare a noi stessi per diventare qualcosa di nuovo, un grande albero nel quale trova posto tutta l’umanità. Come l’albero non discrimina gli uccelli, né li separa, così nel Regno di Dio troveremo un’ospitalità piena, universale e generale”.