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L’imperativo della memoria: Hiroshima, Nagasaki e la necessità di uscire dalla preistoria della guerra (Laura Tussi)
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FarodiRoma
La memoria di Hiroshima e Nagasaki costituisce uno dei nodi più drammatici e irrinunciabili della coscienza contemporanea.
Finché i conflitti continueranno a essere risolti attraverso la violenza organizzata, la civiltà resterà prigioniera di meccanismi arcaici di dominio e sopraffazione.
L’autentico progresso non coincide con il perfezionamento degli strumenti di guerra, ma con la capacità di sostituire la forza con il dialogo, la cooperazione e il diritto internazionale.
La nonviolenza, in questa prospettiva, non rappresenta una forma di passività o di rinuncia, ma una scelta politica ed etica consapevole, capace di interrompere la spirale dell’ostilità e di restituire centralità alla dignità della persona.
È la condizione necessaria perché la politica torni a essere il luogo della mediazione e della costruzione della pace, anziché la prosecuzione della guerra con altri mezzi.