Al centro del dibattito l’uso delle tecnologie di riconoscimento facciale a fini investigativi nelle attività di polizia, attraverso software di identificazione biometrica basati sull’Ia. Alla fine, a quanto si apprende, la facoltà è rimasta al pm, ma con alcune modifiche alle norme che vengono incontro alle richieste garantiste degli azzurri. Soltanto dopo il verificarsi di un reato potrà essere attivato il riconoscimento facciale sulle immagini già raccolte, destinate comunque a essere cancellate dopo sette giorni. Sono stati infine esplicitati i poteri riconosciuti al Garante per la protezione dei dati personali nell’ambito dei ruoli allo stesso attribuiti”. Il magistrato saprà valutare attentamente l’apporto dell’intelligenza artificiale”, ha detto in conferenza stampa il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto.