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L’Upb alza la stima sul pil 2026 a +0,9% grazie a investimenti del Pnrr e export. Ma i consumi rallentano e i redditi reali tornano a scendere
['Vincenzo Imperatore']
Il Fatto Quotidiano
Dalla Nota sulla congiuntura l'autorità indipendente emerge che la spinta è legata in buona parte a fattori temporanei.
Ma il miglioramento non cambia il quadro di fondo: la ripresa resta fragile.
Per il 2027, invece, le stime restano ferme allo 0,6%: segno che il miglioramento osservato nel 2026 non viene considerato sufficiente a modificare le prospettive di medio periodo.
Il rialzo delle quotazioni energetiche, inoltre, dovrebbe peggiorare il saldo commerciale attraverso l‘aumento della bolletta delle importazioni di petrolio e gas.
L’Upb prevede che il costo del lavoro aumenterà del 2,8%, contro un deflatore dei consumi del 3,1%, determinando una nuova erosione dei salari reali.