Senza un rafforzamento di questi presìdi, il programma terapeutico rischia di diventare un’etichetta e non una concreta opportunità di recupero”. Le Acli richiamano inoltre l’attenzione sul ruolo delle comunità accreditate, che coprono quasi interamente l’attuale disponibilità di posti. Questo impegno, però, non può trasformarsi in una delega in bianco di funzioni che incidono anche sulla libertà personale. Lo Stato deve restare garante della qualità e della correttezza di ogni percorso”, sottolinea la referente Legalità delle Acli. Solo così questa riforma potrà diventare non un rimedio tardivo, ma un passo concreto verso la cura, il reinserimento e la dignità della persona”.