"Le cose che conquisti con un po' di attesa e di fatica hanno un gusto diverso. L'ho amato tantissimo, quel canotto, che è durato una vita ed era pieno di toppe per chiudere i buchi. Si chiama Giuseppe Russo, oggi ha molto successo, mi ha detto 'non ho fatto il vino per passione, ma per compassione della fatica di mio padre, non poteva essere perduta'…". E allora lì la fatica è terribile - prosegue -. Penso al Novecento che è stato il secolo della liberazione dalla fatica fisica con l'arrivo delle macchine e l'automazione, ma anche a quanto resti la fatica della precarietà in tutto il mondo.