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Narrare l’indicibile nel romanzo “Nel cuore del figlio”
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AgenSIR
Pierluigi Vito riesce nell’arduo compito di rendere possibile la pronuncia del grido alla prova di questo senza senso che giunge dagli abissi, che è stato reso rappresentabile solo dall’intreccio d’arte, psiche, letteraturaFoto Calvarese/SIRUna storia complessa, come le storie vere, questa narrata da Pierluigi Vito nel romanzo “Nel cuore del figlio” (Città Nuova, 2025, 212 pagine).
Ed è merito di questo libro l’emergere del profondo proveniente dagli abissi reconditi della perdita di un figlio, dei ricordi del prima, del “riaggallare” lancinante di memorie al sopraggiungere dell’impensabile e del non-benvenuto.
Nel romanzo “Nel cuore del figlio” tre nuove vite rimbalzano dal corpo di un giovane tennista e creano nuove attese e contraddizioni che esulano dal prevedibile nella mente, nel corpo e nell’anima di un padre in preda e alla disperazione e all’indifferenza verso la sofferenza degli altri.
E che però dovrà andare a cercare, per i motivi che il lettore apprenderà scorrendo queste pagine, le nuove vite rese possibili dalle parti del corpo di un figlio inesorabilmente perduto.
Una perdita lentamente percepita come paradossale dono di nuova vita e di nuovi sensi.