Mae Martin aveva già energizzato il catalogo Netflix con un piccolo prodotto passato per lo più in sordina: Feel Good. Lì il racconto semiautobiografico si era fatto culla ironica e dirompente di un’introspezione scavata a colpi di dipendenze, relazioni e sfide identitarie. Il suo sguardo intimo e tagliente si imprimeva in un piccolo spaccato dalla dissacrante essenza vitale: surreale, poetico e umanamente resistente agli schemi. Wayward – Ribelli certifica ancora il tocco lucido e distintivo della sua mente creativa, questa volta contrattando nodi identitari e ridefinizioni concettuali dentro un progetto che non aspira mai a essere rassicurante, men che meno accomodante. 🔗 Leggi su Screenworld.it© Screenworld.it - Wayward – Ribelli: ci è concesso di essere incasinati?