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“Il fumo degli incendi boschivi aumenta il rischio di ictus”. Lo studio e il confronto con lo smog
['Sara Gandini', 'Epidemiologa E Docente', "Luca D'Auria", 'Avvocato E Docente Di Diritto', 'Patrizia Gentilini', 'Medico Oncologo Ed Ematologo', 'Ferdinando Boero', 'Francesco Carraro', 'Scrittore', 'Giornalista E Avvocato']
Il Fatto Quotidiano
Gli studiosi hanno anche esaminato l’esposizione ad altri inquinanti atmosferici e hanno tenuto conto di noti fattori di rischio di ictus, come il fumo e lo status socioeconomico.
Questo ha permesso al team di confrontare i livelli di esposizione a lungo termine delle persone al fumo degli incendi boschivi con il rischio di ictus, arrivando a una conclusione sconcertante: per ogni microgrammo per metro cubo di aumento delle polveri sottili (PM2.5) derivanti dal fumo degli incendi, il rischio di ictus aumenta dell’1,3%.
In altre parole, il fumo degli incendi sembra essere quasi due volte più tossico per il nostro sistema cerebrovascolare rispetto allo smog cittadino.
“Questo suggerisce che il fumo degli incendi boschivi – spiega Liu – potrebbe essere ancora più dannoso per il cervello e i vasi sanguigni rispetto all’inquinamento proveniente da altre fonti”.
“Per le persone che vivono in aree a rischio di incendi, è importante capire che il fumo degli incendi boschivi – evidenzia Liu – non rappresenta solo un pericolo immediato per la respirazione, ma può anche aumentare il rischio di ictus a lungo termine”.