Gli studiosi hanno anche esaminato l’esposizione ad altri inquinanti atmosferici e hanno tenuto conto di noti fattori di rischio di ictus, come il fumo e lo status socioeconomico. Questo ha permesso al team di confrontare i livelli di esposizione a lungo termine delle persone al fumo degli incendi boschivi con il rischio di ictus, arrivando a una conclusione sconcertante: per ogni microgrammo per metro cubo di aumento delle polveri sottili (PM2.5) derivanti dal fumo degli incendi, il rischio di ictus aumenta dell’1,3%. In altre parole, il fumo degli incendi sembra essere quasi due volte più tossico per il nostro sistema cerebrovascolare rispetto allo smog cittadino. “Questo suggerisce che il fumo degli incendi boschivi – spiega Liu – potrebbe essere ancora più dannoso per il cervello e i vasi sanguigni rispetto all’inquinamento proveniente da altre fonti”. “Per le persone che vivono in aree a rischio di incendi, è importante capire che il fumo degli incendi boschivi – evidenzia Liu – non rappresenta solo un pericolo immediato per la respirazione, ma può anche aumentare il rischio di ictus a lungo termine”.