Nel 1963, durante uno scavo in una caverna calabrese, gli archeologi si imbatterono in qualcosa di davvero insolito: i resti scheletrici di una ragazza adolescente con caratteristiche fisiche fuori dal comune. La scoperta avvenne nella grotta del Romito, provincia di Cosenza, e da subito emerse che qualcosa nel suo corpo non era “standard”. Da lì, gli studi di datazione hanno rivelato che questa ragazza visse circa 12.000 anni fa, durante il tardo Paleolitico. La conferma della più antica diagnosi genetica di displasia acromesomelica di tipo Maroteaux, una patologia che oggi sappiamo essere legata a mutazioni del gene NPR2, fondamentale per la crescita delle ossa. La ragazza, alta meno di 110 cm in vita, portava con sé la traccia genetica di una malattia rarissima, la cui evidenza più antica mai documentata ha rappresentato una vera e propria rivoluzione per la scienza medica.