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Se il potere è squilibrato, il consenso può essere una maschera. È così nei luoghi di lavoro
['Area Pro Labour', 'Giuristi Per Il Lavoro', 'Nicholas Ferrante', 'Giurista E Blogger', 'Paolo Ricci', 'Medico Epidemiologo', 'Vincenzo Imperatore', 'Consulente Di Direzione', 'Giornalista E Saggista', 'Watchdog Della Politica Economica Italiana']
Il Fatto Quotidiano
È una parola scomoda, perché incrina una delle certezze più rassicuranti del diritto tradizionale: l’idea che il consenso, quando formalmente espresso, basti a legittimare una relazione, un atto, una scelta.
È una norma potentissima, perché rompe l’equazione automatica tra consenso e validità giuridica.
E ciò che non è desiderato, in un contesto di potere, non può essere legittimato invocando semplicemente il consenso.
In definitiva, la sottomissione ci ricorda che la libertà non è un presupposto astratto, ma una condizione concreta.
Dove il potere è squilibrato, il consenso può essere una maschera.