Il titolare era stato condannato dalla Corte d'Appello e aveva fatto ricorso: la Suprema Corte ha confermato la sentenza, riconoscendo le responsabilità dell'uomo per la morte di un suo dipendenteLa Cassazione ha condannato un datore di lavoro per la morte in cantiere di un suo operaio. La Corte d’Appello aveva condannato il titolare e lui aveva fatto ricorso perché il suo dipendente aveva in corpo un tasso alcolemico di 0,46 al momento dell’incidente. “L’ebbrezza non salva il datore di lavoro” perché secondo i giudici “lo stato di ebbrezza, anche se provato, non vale a escludere la responsabilità” perché “l’area di rischio è governata dal datore”. Tra l’altro, il tasso di 0,46 grammi di alcol per litro è inferiore al limite massimo alla guida consentito in Italia. Condizioni certamente precarie per lavorare in cantiere, ma forse non abbastanza per riferirsi alla vittima come ‘persona ubriaca’: la soglia legale di ebbrezza inizia dal tasso alcolemico di 0,5.