Le nove canzoni sono più composizioni o “scene”, collegate dal tema portante del viaggio: paesaggi e animali, sensazioni e riflessioni, allontanamenti e ritorni. Più che svilupparsi in modo lineare, i brani vagano, spostandosi seguendo la direzione dei testi densi della Mitchell. Il viaggio continua con l’anfibia "Furry Sings The Blues" - all’incrocio tra blues folk e jazz - e la dedica dolceamara di "A Strange Boy", un partner acerbo che fa riscoprire il proprio sé adolescente. “Hejira” racconta storie in cui perdersi, dove scorgiamo la complessità emotiva di Joni Mitchell e di riflesso di noi stessi. Più che un diario di viaggio è un estratto di un diario di vita: a ben guardare, però, sono quasi la stessa cosa.